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Ho sposato uno sbirro. Parlano autori ed editor RAI a cura di Script La Lux ha portato alla Rai la proposta iniziale che è stata messa a fuoco e sviluppata dagli autori, dalla struttura editoriale della produzione e dalla struttura editoriale di Rai fiction lavorando insieme sul concept. In un primo momento si pensava di ambientare la serie in provincia, anche per semplicità produttiva, poi invece si è deciso di calare i personaggi e le storie in una realtà metropolitana. Si è scelta Roma perché l’ambientazione della serie nella capitale avrebbe permesso di poter trattare un maggior numero di casi di puntata senza perdere di verosimiglianza e di poter spaziare in un maggior numero di situazioni rispetto ad un piccolo centro. La città sarebbe dovuta diventare il luogo in cui raccontare la nostra favola moderna passando attraverso le sue bellezze ed i suoi piccoli inferni. Nella fase di sviluppo della serie siamo stati facilitati dal fatto che questo team di autori, editor del network e della produzione era collaudato ed affiatato perché si era formato attraverso l’esperienza felice di Don Matteo. L’aver creato negli anni una consuetudine di lavoro ed un clima scherzoso ed amichevole ci ha molto aiutato soprattutto a superare i momenti di difficoltà del progetto. C’è stata poi una partecipazione appassionata dei nostri dirigenti, Tinny Andreatta e Francesco Nardella, che ci hanno supportato portando idee e spunti fondamentali in tutte le fasi del lavoro, dalle prime riunioni di sceneggiatura alle ultime sedute di montaggio. L’idea iniziale da cui si è partiti era quella di raccontare una coppia giocando sulle difficoltà che esistono in tutte le relazioni sentimentali, perché uomini e donne hanno differenti modi di pensare, sentire ed affrontare le cose, il maschile e il femminile sono due universi che si attraggono, ma che hanno anche leggi proprie e talvolta entrano in contrasto tra loro. Insomma perché “gli uomini vengono da Marte e le donne vengono da Venere”. Questa prima fase di riflessioni è stata importante e sicuramente ha inciso sulla materia che è stata prodotta in seguito, ma non riusciva a portarci a dare una forma al nostro racconto ed un corpo ai nostri personaggi. Il concept della serie ha iniziato a chiarirsi ed ha preso forma quando abbiamo finalmente calato queste idee ed assunti teorici nella realtà e abbiamo concretamente cominciato a pensare che cosa accadeva tutti i giorni in un matrimonio, anzi nei nostri matrimoni, nei nostri rapporti di coppia, nelle relazioni che avevamo avuto e in quelle delle persone che conoscevamo. Questa fase del lavoro è stata complessa, ma anche molto divertente, perché naturalmente ci sono state lunghe discussioni sul misterioso ecosistema di un uomo ed una donna che si amano, dove ognuno portava in brainstorming aneddoti ed esperienze proprie o di altri. C’era poi da inserire e integrare la sfera privata con l’aspetto lavorativo che andava a complicare ulteriormente gli equilibri del rapporto di coppia. I nostri protagonisti, infatti, si confrontano e talvolta si scontrano, anche nella professione, perché sono entrambi poliziotti ed hanno due modi completamente differenti di svolgere il proprio lavoro. Questa condizione di avere il fronte privato e quello professionale così strettamente uniti ha dato vita ad uno degli aspetti più riusciti del concept, quello del lavoro che sconfina nel privato e del privato che si insinua nel lavoro, permettendoci di alleggerire alcuni momenti dell’indagine con questioni personali e movimentare le situazioni private con l’incursione della detection. Per quanto riguarda i casi di puntata ed il loro raccordo con la linea orizzontale si è creata una corrispondenza che però non doveva essere meccanica. In generale si è cercato di fare in modo che la vicenda avesse anche un riverbero sui sentimenti dei protagonisti, variando le modalità di connessione a seconda delle situazioni. Alcuni casi sono stati pensati perché dovevano andare ad incidere sulla linea orizzontale come, ad esempio, nell’episodio “Questione di fiducia” in cui il fratello della P.M. Lorenza Alfieri, Guido, che Diego conosce da quando era un ragazzino, viene accusato di omicidio. Questo caso ci serviva per compromettere il rapporto di fiducia tra Diego e Stella (lui infatti le omette alcune informazioni dell’indagine nel tentativo di proteggere il fratello di Lorenza) e, allo stesso tempo, creare un’occasione di riavvicinamento tra il commissario e la sua ex fidanzata che avesse sui due personaggi una ripercussione emotiva forte, in modo da portarli ad un momento di debolezza, che sfociasse nel bacio di Lorenza a Diego. Questo per causare una vera crisi nella coppia a ridosso del finale. In altri casi invece ci interessava trattare un tema particolare come, ad esempio, nella puntata “La vera madre” nella quale si racconta il mondo delle immigrate extracomunitarie che fanno da tate ai nostri figli e che si portano dentro il dolore di essersi dovute separare dai loro. Questa puntata è stata poi collocata in un punto preciso della linea orizzontale perché ci serviva per introdurre nella coppia la tematica dell’avere un figlio e le problematiche che Diego e Stella avevano singolarmente rispetto a questa scelta. Il lavoro di scrittura, anche per necessità produttive, è continuato anche durante le riprese e le ultime revisioni delle sceneggiature e dei dialoghi hanno permesso un ulteriore affinamento. Si è tenuto conto anche di alcuni dettagli emersi sul set, ad esempio, il modo di scherzare e di prendersi in giro tra il commissario Santamaria e l’ispettore Lojacono è stato calibrato anche alla luce del primo girato, quando si sono visti i due attori interagire tra loro e si sono verificate appieno le potenzialità delle loro linee di commedia.
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