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Le strutture del male come fonte di racconto Domenico Matteucci Solo poche parole per riassumere il discorso fatto nell’articolo comparso nel numero 28 di questa rivista dove si tentava di individuare un territorio specifico o almeno caratterizzante della funzione drammaturgica. Fondamentali, in quella ricerca, sono state le parole di Umberto Eco. Siamo partiti dalla sua ipotesi che la Letteratura serva fondamentalmente ad abituarci alla morte e al destino. Attraverso una serie di considerazioni che non posso ripercorrere qui, abbiamo tentato una estensione arrischiandoci a dire che forse la Letteratura, la narrazione, il raccontare, serve anche a rassicurarci rispetto alla morte e al nostro destino. In sostanza abbiamo visto come i racconti, non solo simulano la vita con il suo destino per il fatto che come la vita sono chiusi e predestinati nel loro essere stati scritti una volta per tutte, ma contengono, ed è questo il punto cruciale di tutto il discorso, una sorprendente, sgomentante funzione in più: il protagonista vince la Morte! Sì. E la vince con due modalità principali, una esplicita e l’altra più nascosta. – La prima modalità. Quasi sempre i racconti ci dicono che l’eroe che sta per morire, invece sopravvive almeno all’interno del racconto stesso: la sua morte avverrà in futuro ma non è rappresentata e neanche allusa: non è interna al racconto. Scampare al pericolo, riuscire a uccidere il drago, riuscire a sposare la principessa dopo la battaglia, sparare per primi nel duello finale... Nella maggior parte dei film, la Morte (o il Male), rappresentata per tutto il racconto, e soprattutto nella parte finale, viene cacciata via e i protagonisti “vissero a lungo felici e contenti”. Happy End. – La seconda modalità. Il racconto può anche mostrare la morte del protagonista, ma il Male è sconfitto lo stesso perché l’eroe riesce a dare un senso profondo a quella morte. Ne sconfigge l’insensatezza e l’annichilimento. Con la propria morte in un certo senso salva la Vita. Bad End. (La grande guerra, Titanic, La vita è bella, Miracolo a Milano.)
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