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Lo story editor: alba o tramonto? Intervista con Fabrizia Cusani, Riccardo Tozzi, Gino Ventriglia
a cura di Emilia Audino




Dopo anni di riflessioni sul mestiere e sulla funzione di story editor, ci siamo proposti un microscopico bilancio. Abbiamo chiesto a persone del settore quale sia la fisionomia che questa figura ha assunto sul mercato. Il punto di partenza stavolta non è stato l’analisi di un bisogno, ma il riscontro della realtà, ovvero la verifica dello stato dell’arte di un mestiere dai contorni ancora malleabili.

Fabrizia Cusani, Eagle Pictures
Script: Dando per assunto che tutti sappiano cosa sono gli story editor, ci siamo chiesti cosa fanno in Italia: qual è la sua esperienza alla Eagle?
Fabrizia Cusani: In Italia questa figura si sta sviluppando, e forse è erroneamente definita story editor, tanto che nei titoli dei film degli altri paesi questo appellativo non c’è mai. Ci sono altre figure responsabili dello sviluppo, come l’executive producer, che è poi la funzione così come dovrebbe essere. Il mio lavoro inizia dallo scouting. Vado alla ricerca di progetti che siano interessanti per una società di produzione, che mi piacciano, e che siano nella nostra linea editoriale. Quindi comincio dai romanzi, pubblicati o non pubblicati, piuttosto che dalle idee, dal parlare con gente che scrive e che quindi è una fucina di possibilità. Da questa idea io confeziono un progetto interessante sia per una società che produce sia per un broadcaster, a volte anche mettendo insieme le due cose. A questo punto porto il progetto alla società che cerca di mettere in piedi la produzione, o coproduzione. Messo a punto e approvato il progetto, si comincia con i trattamenti e poi con le sceneggiature. Qui si tratta di affiancare gli sceneggiatori nel loro lavoro, non entrando nel merito della tecnica di sceneggiatura ma nel merito dell’idea di film che si vuole fare. E quindi in questa fase il lavoro è fatto di confronto, discussioni, ragionamenti. Devo dire che c’è anche un occhio al mercato. Mercato non sempre significa box office, mercato significa pubblico. Quindi il nostro tentativo è di lavorare ad un’idea, colta o popolare che sia, che possa incontrare l’interesse del pubblico, o perché è una bella storia, o perché è innovativo il modo in cui si pensa di confezionare il progetto. Fatta questa operazione, mi occupo della verifica dei contenuti fino alla consegna del film, quindi anche durante il periodo in cui si gira il film, durante il montaggio, l’edizione. Seguo tutto quel che rientra nel mio interesse e che riguarda la qualità del prodotto nell’ambito del progetto da cui siamo partiti. Questa è la mia esperienza qui e penso che sia la figura professionale a cui dovremmo arrivare.

Questo è ben più di uno story editor…





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