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Re Lear di Shakespeare ovvero il tema come fulcro di un grande testo a cura di Emilia Audino Sulla linea del plot vediamo Lear rivolgersi alla seconda figlia, Regan. Ma la reazione di Regan è ancora peggiore di quella avuta da Goneril. La figlia minore non solo gli mette in ceppi il servo (Kent), ostentando disprezzo per la sua autorità, ma viola apertamente gli accordi sul numero di cavalieri a disposizione di Lear. La nuova regina sostiene che ne potrà accettare solo un terzo rispetto al numero concordato. Al sopraggiungere di Goneril, il vecchio re è lasciato andare da solo sotto un temporale, atto supremo di sovvertimento dell’ordine naturale. In questo punto il tema della disaffezione filiale e della brama di potere è esplorato fino alle sue estreme conseguenze: da mancanza di rispetto (il servo di Goneril tratta male il Re) si passa ad offesa (richiesta di dimezzare il seguito), da offesa a oltraggio (Kent in ceppi), e da oltraggio ad atto contro natura (un padre lasciato senza riparo alla violenza del temporale). Per usare i termini di Robert McKee, il tema dell’amore e della devozione filiale è esplorato in profondità secondo uno schema che include il contrario, il contraddittorio e la negazione della negazione. Nel III atto ritroviamo Lear solo e abbandonato alla violenza del temporale. I suoi compagni sono matti, veri (il Matto) o presunti (Edgar), o persone cadute in disgrazia (Kent). Il solo amico potente che cerca di aiutarlo, Glou-cester, viene accecato per tradimento da Regan e Cornovaglia. Non gli resta nessuno a cui appoggiarsi e il dolore per le ingiustizie subite spinge avanti la follia. Ma Lear non manifesta ancora di aver riconosciuto l’errore nell’aver dato fiducia alle due figlie maggiori a scapito di Cordelia. A tutto questo si aggiunge il terzo fronte di conflitto: la guerra con il nemico esterno. I francesi si preparano infatti ad invadere il regno di Britannia. Ora, se l’esercito francese non è un vero nemico, perché ha la missione di vendicare il re, il suo aiuto pone una contraddizione. È un’invasione giustificata nei fini, ma è anche un’ulteriore lacerazione per Lear. Mina infatti l’integrità e l’unità del suo corpo politico. Inizialmente l’atto di deporre il suo potere aveva provocato un conflitto interiore, poi il comportamento delle figlie apre il conflitto interpersonale: la lacerazione degli affetti familiari. Infine la guerra tra i due regni alza lo scontro al massimo livello, perché porta alla guerra civile. Questo è il secondo punto di svolta sulla linea del tema storico, un punto di svolta intrinsecamente tragico per un sovrano: se perde il re di Francia, perde anche lui, se vince il Francia lui non sarà ugualmente e allo stesso modo sovrano. In ogni caso il conflitto è arrivato ad una tale intensità che non può non essere distruttivo. Sul piano del subplot succedono due cose. Le due linee narrative vengono a contatto nei fatti oltre che nel principio, dal momento che Gloucester è processato da Regan e Cornovaglia per aver dato riparo al Re. In secondo luogo si stabilisce per la prima volta una simmetria tematica tra Lear e Gloucester, entrambi sono stati traditi dai propri figli perché si sono lasciati ingannare dalle parole. Il duca scopre infatti di essere stato tradito dal figlio Edmund, che brama di prenderne il posto. Ma invece di essere accecato dalla follia come Lear, Gloucester viene di fatto accecato dai duchi di Cornovaglia. Il secondo punto di svolta del plot sul piano della storia personale (il tema del tradimento) avviene nel IV atto. Quan-do Lear, per bocca di Kent, fa sapere a Cordelia di aver riconosciuto l’errore commesso, e di provarne una tale vergogna da non avere il coraggio di presentarsi al cospetto della figlia. Questa svolta prepara quindi il terreno alla scena climatica della riconciliazione nel V atto. La cosa interessante è che a partire dal quarto atto il tema esterno e il tema interno prendono due strade diverse. Infatti il tema interno avrà un esito positivo dal momento che Lear, passando dal controtema al tema, si avvia alla riconciliazione con Cordelia. Mentre si intuisce che il climax del tema esterno sarà nella battaglia tra i due eserciti. La lotta in armi tra nuovo e vecchio ordine avviene fuori scena nel V atto. Noi vediamo solo la preparazione della battaglia e poi il suo esito, la sconfitta dell’esercito francese e quindi di Lear. Il vero climax della tragedia però, più che nella battaglia tra gli eserciti, è nel duello tra i due figli di Gloucester, il legittimo e l’illegittimo. Il loro scontro rappresenta la sintesi dei conflitti del tema esterno e del tema interno. Come si era già visto nell’analisi della prima scena del primo atto, il duello tra i due oltre ad essere un confronto tra sostenitori di opposte visioni del mondo, è anche la lotta fratricida tra chi è stato tradito e chi ha tradito. Conflitto personale e conflitto storico diventano tutt’uno. Ma la vittoria di Edgar su Edmund è una piccola vittoria del tema sul piano del subplot di fronte alla generale ecatombe, e alla vittoria del controtema nel plot. L’ordine nuovo fondato sul diritto positivo si afferma sul diritto consuetudinario. Lear è infatti sconfitto e muore, così come muoiono Cordelia, Kent e il Matto. Poco importa, a questo punto, che il conflitto riguardi anche le due esponenti del controtema, Goneril e Regan, che si uccidono a vicenda per invidia. Per tornare all’excursus su Aristotele, Egri, McKee e Dara Marks, è lecito chiedersi se parlare di gerarchia tra trama, personaggi e tema non equivalga a chiedersi se venga prima l’uovo o la gallina. Ma in realtà avere ben presente un tema può significare preservarsi dal trattare i personaggi come mere funzioni narrative, come pedine la cui funzione è visibile in grana grossa. Significa fare muovere i personaggi in un universo complesso che in qualche modo li comprende, pur nella loro singolarità. Concentrarsi sul tema di cui ogni personaggio è portatore può voler dire aumentare la possibilità del suo raggio di azione, perché le variazioni sul tema sono infinite. Può significare dare un senso alla trama, un senso che trascenda la semplice concatenazione dei fatti. In film come No man’s land, A torto o a ragione, Caso mai e Lantana, è l’impianto tematico a dare coerenza e unità alle storie. Il tema può servire a dare coerenza e unità ad una struttura “anomala” come, No man’s land, o spessore ad una struttura “normale” come Caso mai. Infatti, per rimanere all’esempio italiano del film di D’Alatri, cosa sarebbe la storia d’amore senza la cornice del monologo del prete all’altare? E cos’è quella cornice se non l’impronta del tema? Oppure, per fare un altro esempio: Roma città aperta. Mi sono sempre chiesta come riuscisse a funzionare questo film nonostante Anna Magnani muoia alla fine del primo tempo. Dal momento che è il suo sguardo ad accompagnarci nel corso della vicenda. La risposta che ho trovato è che il film funziona grazie al tema e al protagonista collettivo. La morte della Magnani è tematica perché si colloca all’interno di uno scontro violento tra visioni del mondo, un conflitto nel quale la vita del singolo conta pochissimo rispetto alla sopravvivenza del gruppo e dei suoi ideali. Il tema, lo scontro tra il NOI e il LORO, è così ben impostato che con la morte di una dei protagonisti la storia non perde il timone ma lo guadagna. Per concludere, tutti i grandi film ruotano intorno a un tema. E il tema non è solo un punto di vista, ma è la capacità di sviluppare il punto di vista attraverso storia e personaggi in modo da generare un universo coerente e significativo.
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