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Re Lear di Shakespeare ovvero il tema come fulcro di un grande testo
a cura di Emilia Audino


Simmetricamente alla storia di Glou-cester, anche in quella di Lear si innesta sul tema storico un tema personale. E per entrambi è il tema del tradimento filiale, ma con due sostanziali differenze. La prima è che il tema è articolato dal punto di vista del re, cioè del padre, mentre nel caso di Gloucester il tradimento è sviluppato dal punto di vista del figlio Edmund. La seconda cosa, che deriva dalla prima, è che se il tradimento di Edmund ai danni del padre è vo-lontario e consapevole, quello delle fi-glie del re non è volontario, è la conseguenza necessaria della loro natura. È piuttosto Lear a tradirsi per un errore di valutazione e a tradire l’amore e la de-vozione della figlia Cordelia. E in questa prima scena vediamo la sua svista, svista che consiste appunto nel fidarsi delle parole più che delle azioni. Come ci di-ce Cordelia, la ragione della sua punizione è “la mancanza di quello per cui sono più ricca: un occhio che seduce e una lingua che sono felice di non avere”.
È un inizio potentissimo. Alla fine della prima scena del primo atto sono disposte tutte le pedine che articoleranno il conflitto tra tema e controtema sui due livelli di cui abbiamo parlato, personale e storico. Ciascun personaggio è presentato con un problema che promette trama. Lo scontro tra vecchio ordine/ nuovo ordine, e tra padre/figlio è completo. È un inizio così potente che sarà difficile mantenere la stessa tensione narrativa nel resto del dramma.
La scena II del primo atto si apre con Edmund, chiamato in causa all’inizio della scena precedente. Quindi c’è simmetria di forma perché si riapre la scena a partire dal subplot B. Dal punto di vista del contenuto c’è invece un movimento di chiusura. Infatti la posizione di Edmund nei confronti del tema chiude quella disposizione a chiasmo cominciata da Gloucester all’inizio della prima scena. Edmund è un figlio che si schiera dalla parte del nuovo ordine ed è quindi un alleato tematico di Regan e Goneril. Non solo Edmund è disposto come pedina rispetto al tema, ma attraverso la dichiarazione dei suoi propositi e dei suoi bisogni è chiarito e ulteriormente approfondito il controtema. La legge di natura che lui sostiene non è altro che la base del principio di uguaglianza: “perché bastardo, quando le mie proporzioni sono altrettanto perfette, la mia mente altrettanto generosa e la mia forma genuina come il prodotto di una donna onesta?”. Se anche queste proposizioni al tempo di Sheakespeare dovevano risuonare meno potenti di quello che risultano a noi oggi, dopo che la battaglia è stata vinta dalla legge di natura come base del diritto positivo, è comunque evidente che il controtema, l’ordine nuovo, ha delle ottime giustificazioni.
Una volta schierata come pedina sul campo, Edmund apre il gioco. Cioè fa una mossa nella direzione di affermare con il sotterfugio quello che non può essere riconosciuto alla luce del sole: scrive una lettera falsa. Gli enunciati della lettera, che attribuisce a Edgar, non fanno che ribadire le motivazioni del controtema: “comincio a sentire come un legame inutile e sciocco questa opprimente tirannia della vecchiaia”.
L’entrata in scena di Gloucester e il suo discorso chiarisce due cose: il movimento a chiasmo (“questo mio malfattore rientra nella predizione: il figlio contro il padre. Il re abbandona la traiettoria naturale e abbiamo il padre contro il figlio”) e il legame, finora rimasto implicito, tra i due temi padre-figlio e nuovo ordine-vecchio ordine.
Il contatto tra plot e subplot è ancora implicito ma si intuisce: come nel plot il personaggio che sostiene il nuovo ordine (Lear) tradisce il personaggio che sostiene il vecchio ordine (Cordelia), così nel subplot il sostenitore del nuovo (Edmund) tradisce il sostenitore del vecchio (Gloucester). Quello che cambia è che a tradire nel plot è un padre (Lear) e nel subplot è un figlio (Edmund). Da cui il chiasmo. Si vede quindi che il tradimento sul piano storico si integra perfettamente al tradimento sul piano personale.
Chiude la scena il commento di Edmund, che sviluppa ancora le ragioni del controtema: “magnifica trovata dell’uomo puttaniere, quella di mettere i suoi istinti da caprone a carico d’una stella”. L’uomo è padrone di sé e del proprio destino quindi è ridicolo pensare che “tutto il male che facciamo è dovuto all‘imperativo divino” o degli astri. Sintesi dello scontro tra la visione del mondo premoderna e la visione del mondo dall’età moderna in avanti.
Nelle scene III, IV e V la storia prende a svilupparsi in modo dinamico. Come dice Syd Field, il primo punto di svolta è il vero inizio della storia. In questo dramma il primo punto di svolta è la decisione di Goneril di ridurre il seguito di cavalieri di Lear, dopo averne offeso l’autorità tramite il servitore Oswald. Questo induce il Re, per ragioni di dignità (valore che appartiene al vecchio ordine), a chiedere riparo all’altra figlia Regan.
La decisione di Goneril rappresenta la seconda dichiarazione di guerra del nuovo ordine al vecchio, dopo quella di Edmund nella scena II. E la conseguenza di tale decisione è che quel nuovo equilibrio stabilito con l’incidente scatenante (Lear contro Cordelia e insieme a Goneril e Regan) è incrinato irreversibilmente. Lear capisce che collocandosi fuori dall’ordine stabilito dal passato si è autocondannato, dal momento che è inconcepibile un uomo di potere senza potere. Inoltre, dato che avanza pretese che appartengono al vecchio ordine (decoro, dignità e quindi seguito di cavalieri), Lear è ritenuto folle da chi si richiama al nuovo ordine, perché non riconosce come validi questi valori. Quindi dal punto di vista del tema esterno inizia a profilarsi l’esito del conflitto: il vecchio che si fa nuovo non ha speranza di legittimazione perché non è riconosciuto né dal vecchio né dal nuovo. Per quanto riguarda il tema del tradimento filiale lo vediamo ancora una volta sovrapporsi al primo. Lear si è sbagliato, ha riposto la sua fiducia in chi non la meritava e viene quindi tradito. Ma a questo livello di sviluppo della storia, Lear non è ancora pienamente consapevole del suo errore, potrebbe aver sbagliato a giudicare una figlia ma non l’altra, Regan. In sintesi per Lear ci sono due fronti di conflitto: uno che corrisponde al tema esterno tra il sé innovatore e il sé conservatore, e un conflitto personale tra sé e la figlia Goneril che riguarda il tema del tradimento. Si prefigura un terzo ordine di conflitto, quello di ordine politico: la guerra tra regni.
Nel II atto Edmund e Regan diventano alleati. Quindi per la prima volta il plot e il subplot convergono esplicitamente. Edmund infatti fa credere al padre, il conte di Gloucester, e a Regan che il fratellastro, oltre a tramare contro il padre, faceva parte del seguito dei cavalieri del re. Edgar è quindi potenzialmente anche un nemico delle due sorelle. La sua sola appartenenza al seguito del re è sufficiente a renderlo nemico. Quindi non per le azioni che compie, ma per lo schieramento in cui si colloca, per la sua disposizione rispetto al tema. Ne consegue che la simmetria tra le posizioni di Edgar e Lear rispetto al tema determina che le due linee narrative si incontrino. In altre parole il tema viene ad incidere sulla trama.





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