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Conflitto ed emozione
Yves Lavandier


E’ probabile che il conflitto sia al centro del dramma perché è centrale nella vita, quella vita che viene imitata dalla drammaturgia. Si può anche avanzare l’ipotesi che sia il conflitto, o la sua prospettiva, a mettere in moto gli animali e gli esseri umani. Le loro azioni primarie hanno per scopo di evitare la fame, il freddo, il dolore fisico e il dolore mentale.
Per un essere umano, dalla nascita alla morte, il conflitto è dappertutto. In Psychanalyse des contes de fée Bettelheim dimostra che la vita di un bambino non è poi così spensierata e priva di affanni, non è poi quel “periodo benedetto e privilegiato” come vorrebbero far credere alcune persone un po’ troppo nostalgiche. Ogni bambino, anche se non viene maltrattato o non è vittima di abusi di potere, vive conflitti di ogni genere: paura, frustrazione, sottovalutazione di sé, complesso di colpa, angoscia per l’abbandono, antagonismi edipici, rivalità tra fratelli e sorelle, difficoltà ad integrare le diverse componenti della personalità ecc. Donald Winnicott si spingeva fino a confrontare il cervello di un neonato con quello di uno psicotico.
Più in là, l’adolescenza comporta anch’essa la sua porzione di conflitti e, fino alla morte, considerata del resto come un conflitto dalla maggior parte degli individui, la vita dell’uomo è un susseguirsi di prove.
Anche nella religione cristiana la parabola del paradiso perduto simboleggia questa idea del conflitto come essenza della vita. I primi umani sarebbero stati cacciati da un luogo dove tutto andava per il meglio, dove non c’erano conflitti, per arrivare poi sulla terra, dove le cose vanno molto meno bene.
Detto questo, se il conflitto, a breve termine, è fonte di sofferenza, può essere anche – lo è anzi spesso – all’origine di conseguenze positive. In ogni conflitto c’e il germe della sfortuna e della distruzione, ma c’è anche quello dell’unione, della comprensione e dell’arricchimento dello spirito. Il conflitto fa andare avanti. Il conflitto è fonte di vita e forse addirittura la sola e unica fonte di vita. Certo, anche la ricerca del piacere rappresenta per l’essere umano una forza motrice potente. Ma ammesso che piacere e angoscia siano sulle due estremità di uno stesso asse, possiamo constatare come andare alla ricerca del piacere equivalga a sfuggire all’angoscia. Quindi, anche qui, è il conflitto (o la prospettiva che ne abbiamo) a motivarci.


Il conflitto come fattore di plausibilità

Potremmo noi dunque, che viviamo conflitti di tutti i tipi nella nostra vita di ogni giorno, accettare che questa imitazione della vita, quale la drammaturgia è, ne sia sprovvista? No. Ci sembrerebbe inverosimile, o per lo meno troppo facile, se non avvenisse la stessa cosa anche sulla scena o sullo schermo. La presenza del conflitto in un’opera drammatica, la rende più veridica.





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