|
|
Conflitto ed emozione Yves Lavandier Mettere l’accento sull’importanza del conflitto è giustificato, tanto più che, la maggior parte delle volte, il conflitto e l’emozione precedono l’azione. Certo, succede che un personaggio abbia prima un obiettivo e gli ostacoli vengano in seguito. Cerca qualcosa, per esempio, ma questo qualcosa è nascosto. L’ordine inverso – “nel caso in cui un oggetto fosse nascosto, lo andrei a cercare” – non avrebbe senso. Ma il più delle volte sono il conflitto o l’ostacolo che generano l’obiettivo, e quindi l’azione. In questo caso l’obiettivo rimane sempre lo stesso (in un primo tempo): sfuggire al conflitto. Succede a chi viene a sapere all’improvviso di avere un cancro. Questo obiettivo reattivo può generare allora a sua volta degli ostacoli, diversi da quelli che l’hanno generato. Se il conflitto in genere viene prima è probabilmente perché l’essere umano riesce di più a guarire o reprimere che a prevenire. E anche quando fa della prevenzione, in genere è per evitare un problema. E’ quindi il timore a motivarlo. Ancora una volta, l’emozione (o all’occorrenza la paura) viene prima. conflitti particolari Cercando di raggiungere il suo obiettivo, un personaggio può essere portato a vivere un conflitto, senza che questo sia prodotto dal confronto tra l’obiettivo e un ostacolo. In Vita di Galileo lo scienziato affronta il pericolo della peste, il che genera conflitto. Ma questo conflitto non ha alcun rapporto con il suo obiettivo, che è quello di far valere le sue teorie. In una scena de L’appartamento, CC Baxter (Jack Lemmon) cerca di proteggere Fran (Shirley McLaine). Per far questo si fa passare per uno sbruffone. Risultato: viene colpito in faccia dal cognato di Fran. Vive dunque un conflitto. Ma è chiaro che questo conflitto non ha un rapporto diretto con il suo obiettivo (proteggere Fran). Infatti nel momento stesso in cui viene colpito, egli raggiunge il suo obiettivo. Allo stesso modo, i rimproveri che riceve in altri punti del film dalla padrona di casa e dal suo vicino fanno vivere un conflitto a Baxter ma non gli impediscono di raggiungere il suo obiettivo principale. In Tootsie Michael Dorsey (Dustin Hoffman) è un attore disoccupato che si traveste da donna per poter lavorare. S’innamora allora di una collega, Julie (Jessica Lange). Questo amore impossibile lo fa soffrire ma non è un ostacolo al suo obiettivo. Il fatto di amare Julie non gli impedisce di lavorare. Potrebbe anche cercare di sedurre Julie, fuori dall’orario di lavoro, quando non è travestito – cosa che fa Joe (Tony Curtis), in una situazione simile, in A qualcuno piace caldo. Benché non sia direttamente legato all’obiettivo del personaggio, questo genere di conflitto (a volte statico, a volte dinamico) non è inutile. Ha anzi due funzioni:
Articoli dello stesso autore Le regole della drammaturgia [non disponibile] Yves Lavandier - Script 9 |
|
|