|
|
Conflitto ed emozione Yves Lavandier Per Freud i desideri umani che si trovano in contrasto con la realtà o la coscienza morale producono un’energia psichica, fonte di importanti tensioni. La rimozione di questa energia solleva l’individuo dalle sue tensioni e dalle sue frustrazioni, ma non risolve tutto. Si capisce meglio adesso ciò che ha di universale e democratico questo grande principio motore della drammaturgia (personaggio - obiettivo - ostacoli). E’ “sufficiente” prendere un personaggio, dargli un obiettivo e, soprattutto non dimenticare di mettere degli ostacoli contro, per far sì che immediatamente tutti gli esseri umani del pianeta comprendano ciò che prova e, quindi, s’interessino a lui. In altri termini, se il carattere di un personaggio, o la sua situazione, possono renderlo concettualmente universale, un obiettivo e degli ostacoli lo rendono invece emozionalmente universale, e questo è un sentimento molto più forte. Per chiarire, la parola “sufficiente” è tra virgolette perché questa operazione, che può sembrare molto semplice, richiede naturalmente del lavoro e del talento. Conflitto e dramma, dramma e conflitto Piuttosto che cominciare dall’onnipresenza del conflitto nel repertorio, avrei potuto cominciare questo libro con la definizione stessa della parola “drammaturgia”: imitazione di un’azione umana. Avrei poi fatto notare che all’origine di ogni azione c’è un’intenzione, un impulso, insomma un obiettivo, che quest’obiettivo ha necessariamente un proprietario (il personaggio) e che può essere facile o difficile da raggiungere. Comportando il primo caso poco interesse per lo spettatore, ne avrei concluso che il dramma prevede un personaggio che abbia un obiettivo difficile da raggiungere e che generi così conflitto ed emozione. Sarei dunque arrivato alla stessa constatazione. Il solo piccolo inconveniente di questo punto di partenza è di non insistere abbastanza sul conflitto che, l’abbiamo visto e lo vedremo ancora, è uno strumento indispensabile. Tutti conoscono il celebre motto del Sig. X (Jean Gabin, Howard Hawks o Darryl Zanuck a seconda delle fonti): “Per fare un buon film sono necessarie tre cose: una buona storia, una buona storia e una buona storia”. Stranamente, questo ricorda ad alcuni cineasti che dovrebbero sforzarsi di dedicare più attenzione alla costruzione della sceneggiatura, ma per l’autore questa battuta non è molto utile. Non lo fa decollare dalla postazione di partenza. Un buon film è fatto di una buona storia, ma cos’è una buona storia? Il conflitto ha il vantaggio di dare una prima risposta. Per scrivere una buona storia drammatica, tre cose sono necessarie: il conflitto, il conflitto e il conflitto. Prima l’obiettivo o prima l’ostacolo?
Articoli dello stesso autore Le regole della drammaturgia [non disponibile] Yves Lavandier - Script 9 |
|
|