|
|
Conflitto ed emozione Yves Lavandier A questo punto è bene aprire un’importante parentesi. Infatti, nella drammaturgia come in altri campi il conflitto non è l’unico elemento a destare attenzione. C’è un secondo fattore che possiede un’eccezionale capacità d’attrazione: la spettacolarità. Chiamerò spettacolare – si dice anche “sensazionale” – tutto ciò che è originale, nel senso di “raro”, e che, proprio per questo fatto, attira, intrattiene e a volte addirittura affascina o ipnotizza lo spettatore. Gli esempi abbondano: un tramonto, le cascate del Niagara, un reality show, un incidente di macchina, una visita al Futuroscope di Poitiers sono spettacolari. Un mangianastri o una macchina fotografica a sviluppo istantaneo possono anch’essi essere estremamente spettacolari per chi non li ha mai né visti né sentiti (un selvaggio della Nuova Guinea, per esempio). Tutte le creazioni grandiose presentano, almeno parzialmente, degli elementi di spettacolarità: le piramidi, le cattedrali, le tele di David, le sculture staliniane, le parate hitleriane, gli spettacoli di Jean-Michel Jarre ecc. Tutti i libri che elencano record seducono per le stesse ragioni. Sono i regni del superlativo: l’uomo più tatuato, il dipinto più caro, il centenario dell’uomo più vecchio ecc. Altre simili pubblicazioni: i “lo sapevate?”, dove si viene a sapere che, per fare un esempio, i gatti bianchi con gli occhi blu sono per la maggior parte completamente sordi. Incredibile, ma vero! Al cinema, una fotografia ritoccata, scenografie esotiche (L’amante, Via col vento, L’ultimo imperatore ecc.), effetti speciali (2001: Odissea nello spazio, King Kong, Terminator 2 ecc.), belle acrobazie (Arma letale, Ben Hur, Agente 007-La spia che mi amava ecc.), migliaia di comparse (I dieci comandamenti, Lawrence d’Arabia, Versailles ecc.) impressionano lo spettatore per gli stessi motivi. Alla fine del diciannovesimo secolo l’immagine cinematografica era talmente spettacolare che gli spettatori si spostavano all’indietro quando il treno entrava nella stazione di La Ciotat (L’arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat), oppure erano ipnotizzati dal fatto di poter vedere delle foglie che si muovevano al vento (Le déjeuner du bébé). Al giorno d’oggi siamo abituati. L’immagine normale, “classica”, ci affascina di meno. Per questo si va sempre più avanti nella riproduzione (rilievo, schermo sferico ecc.). Altro tipo di spettacolarità: i personaggi fuori dal comune, in particolare quando l’autore non si sforza di capirli e di spiegarci perché sono fuori dal comune. David Lynch, di cui conosciamo il fascino per l’anormalità, li accumula nel suo serial Twin peaks. Tutti i suoi personaggi sono strani, malsani, handicappati. Personalmente non vedo alcuna compassione nel suo sguardo. L’avrete capito, l’uso della spettacolarità in drammaturgia può essere considerato come una soluzione facile. Quando Luis Bunuel, Federico Fellini, Terry Gilliam, George Méliès o Ken Russel mettono in scena delle idee e degli universi particolari (e quindi spettacolari) hanno almeno il merito di regalarci il loro talento personale. Non tutti gli autori hanno questa fervida immaginazione. Il fenomeno è lo stesso con gli artisti del circo (regno privilegiato della spettacolarità), che hanno il merito di mettere in gioco la loro competenza. Ma quando, al cinema, si tratta soltanto di spendere molti soldi per riempire gli occhi allo spettatore, abbiamo il diritto di interrogarci sulla nobiltà della spettacolarità. Conflitto versus spettacolarità
Articoli dello stesso autore Le regole della drammaturgia [non disponibile] Yves Lavandier - Script 9 |
|
|