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L’ultima occhiata
Domenico Matteucci



L’ULTIMO SORRISO

L’ultima chiave di lettura che vorrei proporre, ha come oggetto il montaggio finale, quello che potremmo intitolare: “la visione della vita futura”... C’è una bella casa, i figli, il divano elegante, il cane di moda, la colazione al mattino come nelle pubblicità. E dentro quelle immagini dorate tutti sono felici.
La domanda è questa: la vita futura che viene mostrata è proposta dall’autore come un baratro o come un paradiso?
Sembrerebbe un paradiso eppure è proprio quella vita contro la quale i Giovani hanno lottato per tutto il film. Ma poi cosa è successo? Evidentemente il protagonista, Carlo, vi è caduto dentro e adesso sorride felice ascoltando Mozart con la sua bambina in braccio.
Allora questo è il paradiso! Allora c’era qualcuno, i Vecchi, che avevano ragione e i Giovani, che avevano torto. Allora era sbagliato gridare contro i Vecchi: “Noi non vogliamo diventare come voi!”.
Il film sembra dire questo fino all’ultimo secondo, ma all’improvviso, nell’ultima scena, Giulia, facendo footing, incontra un altro corridore che le si affianca e le sorride. Lei ammiccante risponde al sorriso e il film ci riporta indietro, a quell’irresistibile sorriso della biondina che ha aperto i giochi. Tutto ricomincia da capo perché una soluzione semplice non esiste. Tutto è complicato, mescolato, intricato.
Allora, in questa chiave, il vero finale è forse la scena in cui la Sandrelli e il marito canticchiano seduti su un gradino. Forse stanno dicendo ai Giovani (spettatori) che è superficiale e approssimativo considerare le vite degli adulti solo dei completi fallimenti, solo territori senza poesia e senza senso. La Sandrelli sembra rispondere in anticipo alla figlia Giulia che, con un semplice sorriso, distrugge il “mulino bianco” e prefigura tradimenti, rotture, bugie, battaglie. Giulia (Mezzogiorno) rimette in moto la ruota della disgregazione, ma Anna, sua madre, ci ha mostrato che, mettendocela tutta, anche in quella disgregazione è possibile trovare un po’ di senso.





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